recensione: Manhattan
di Woody Allen – USA 1979 – commedia – 96min. A Manhattan, un ritratto sconsolato della vuota upper middle-class liberal che il regista ben conosce: Isaac Davis (Allen) vanta un lavoro insoddisfacente, un matrimonio andato in frantumi con una donna (Meryl Streep, bravissima) diventata lesbica a cui è affidata la custodia del figlio, che sta scrivendo un romanzo sulla loro relazione mettendo a nudo tutti i di lui difetti, una relazione con una studentessa diciassettenne (Mariel Hemingway), l’unica che provi affetto sincero per lui, ma che lui sprona a non innamorarsi e a vivere la sua vita e la cotta spaventosa per l’amante (Diane Keaton, ovviamente) del suo migliore amico, che con essa tradisce la moglie. Sullo sfondo una Manhattan magica, quasi mistica, monumentale e vuota,
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